Lettere in rete by dasar
Lettere d'amore, di saluto, di commiato, di augurio, di scuse; a parenti, politici, sconosciuti, amici, fidanzati, amanti, fantasmi ... insomma lettere di tutti i tipi e per tutti i gusti scritte da tutti noi o lette sui libri che amiamo.
Scrivete perché vi piace l'idea o per condividere una esperienza o un'emozione, per riannodare vecchi legami o per spezzarli definitivamente, oppure per cercarne di nuovi.




lunedì, 29 gennaio 2007

Cari genitori...

Ecco qua.. Hanno appena varcato, o stanno per farlo, la soglia degli undici anni e cominciano a oltrepassare da soli anche la porta di casa. Li osservo da quando per la prima volta hanno indossato un grembiulino piccolo piccolo su uno sguardo spaurito e carico di smarrimento. La mamma o il papà sulla soglia della classe mentre regalavano sorrisi  a quel pezzetto di loro che, forse per la prima, volta avrebbe trascorso del tempo sotto lo sguardo e la responsabilità di un estraneo, in un posto del tutto nuovo e apparentemente carico di “potenziali pericoli” che sfuggiranno al loro controllo: la polvere, il caldo, il freddo, gli spigoli, i sassi, la terra,i lombrichi e le lumachine del giardino, i dispetti, mangia o non mangia, se corre troppo suda e poi si raffredda, e se si sente triste solo io conosco quello sguardo e solo io so cosa vuol dire…
Che tenerezza che ci facciamo cari genitori! Guardo i nostri figli  e guardo noi, poi guardo ancora  loro e so che saranno il futuro. E il mio desiderio più grande è sperare che saranno indipendenti, in grado di sapersi gestire e organizzare, responsabili e allo stesso tempo con la capacità di saper guardare alle cose anche da punti di vista differenti. Li vorrei sapere sereni perché non hanno paura.
La paura: ma quanta gliene trasmettiamo a volte noi? Stai attento a non farti male, non sudare altrimenti ti raffreddi, non correre altrimenti cadi, non toccare altrimenti ti bruci, ti metto io la sciarpa perché così sono sicuro che ho tappato bene tutti gli spifferi, non ti mettere proprio sotto il sole diretto della finestra, non stare in corrente altrimenti ti prendi il raffreddore, spogliati se senti caldo (ma non senti che freddo!!??…), vestiti se senti freddo (ma senti che caldo..), se non mi ascolti significa che non mi vuoi bene, non fare quello altrimenti…
Insomma… quante volte almeno in una di queste frasi (e troppe ce ne sarebbero) ci siamo ritrovati. Qualche volta magari ci siamo resi conto, in quello stesso istante, di quanto forse siamo eccessivi. Il fatto è che li vorremmo sempre proteggere da tutto e da tutti perché li amiamo e non vorremmo che gli accada mai nulla, nemmeno un unghia incarnita, solo perché a soffrire sarebbero loro e vorremmo caricarci anche di quella sofferenza e, pur di immaginare di poterlo fare, stiamo male anche noi. Certo è un atteggiamento umano, che ci appartiene quando teniamo a qualcuno. E se poi questo qualcuno lo abbiamo messo al mondo noi, la faccenda si complica e di parecchio. Ma non esageriamo.
Amare non può significare solo e sempre prevenire. All’età a cui si affacciano significa, da parte nostra, imparare a conoscere e ad accettare anche ciò che loro amano o potrebbero voler amare. Un passaggio nuovo non soltanto per i nostri figli che, chi prima chi dopo, chi più timidamente e chi con un po’ più di sfrontatezza, fanno capolino al di là dei luoghi, delle persone, delle cose, degli orari e delle abitudini che noi gli abbiamo fatto conoscere fino ad ora..
Guardiamoli. Stanno scoprendo che c’è qualcos’altro da scoprire. “Mamma hanno suonato, apro io!”; suona il telefono: “rispondo io!”, “mamma vado io a prenderti il latte se vuoi”. “posso scendere io a vedere se c’è posta?”., “il mio amichetto XXX ieri è andato da solo a catechismo”. E qualche genitore guarda in modo sempre più sospetto la porta di casa a cui vi sono attaccate quelle chiavi che prima o poi andranno duplicate.
Non ossessioniamoci e non ossessioniamoli. Ad esempio: il cellulare, altro argomento di confronto. Ho sentito discorsi del tipo: “quando andrà alle medie cambierà anche scuola e così dovremo organizzarci per accompagnarlo… l’autobus? Ma no… poverino con quello zaino… e poi sappiamo tutti che gente circola, c’è di tutto…”. Oppure: ”si io lo manderò da solo, tanto saranno un gruppetto e con i suoi compagni si vedranno alle ore x:x alla fermata X; ma tanto gli daremo il cellulare…” ed il pensiero prosegue nella testa con frasi del tipo “cosi mi chiama quando parte, quando arriva, durante la ricreazione, quando esce, quando arriva l’autobus, quando scende e quando sta sotto il portone di casa cosi seguo in diretta le mandate porta che si apre…”. Tutte le volte che respira insomma….
Non esageriamo! Siamo noi che non li rendiamo liberi se non gli facciamo capire cosa è la libertà. Ed il vincolo non sta nel cellulare bensì nel pensiero ossessivo che abbiamo pensando a loro come a degli individui che non sanno gestirsi. Ma devono imparare a farlo!
Se non li lasciamo anche sbagliare come faranno ad imparare? Se si sbaglieranno e non scenderanno alla fermata giusta non ci sarà bisogno di dirgli che dovranno tornare indietro. Lo capiranno da soli. Ma non vi ricordate come abbiamo fatto noi? E’ vero che come alcuni dicono “ai nostri tempi era un po’ diverso…si viveva più tranquilli… non c’erano tutti i matti che ci sono in giro ora…”. In parte è vero, certo. Ma a maggior ragione mi chiedo quando vogliamo renderci conto che più li teniamo lontani dai potenziali pericoli e meno li sapranno affrontare. Studia sui libri e vivi per la strada disse qualcuno. E secondo me è proprio vero.
Vorrei aggiungere una parola che spero possa essere di incoraggiamento: tutto ciò che gli abbiamo dato fino ad ora, tutto ciò che gli abbiamo insegnato ed il modo in cui lo abbiamo fatto, il nostro modo di essere e di rapportarci a loro, non è tempo sprecato.
E’ solo un investimento che nasce da una nostra scelta e che porta con se tutte le responsabilità del caso. Proviamo ad osservarci con lo stesso atteggiamento critico che abbiamo verso i nostri figli, quando gli chiediamo di non sbagliare.
I frutti li potremo assaggiare solo più in là. Anche se non avranno lo stesso colore o sapore di quelli che avevamo in testa noi. Perché loro non sono noi e non ci appartengono.

lettera di RestaConMe | 29/01/2007 17:29 | commenti (2)
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