Lettere in rete by dasar
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giovedì, 09 giugno 2005

Lettera a un elettore.

Perchè votare 4 sì?

Domenica 12 e 13 giugno finalmente si vota.
Finalmente ci si conta, penseranno in tanti: vedremo se prevarranno i sì o coloro, invece, che desiderano mantenere la legge 40 così com'è, con tutti i suoi bravi limiti e divieti che rendono la fecondazione assistita una gimcana inestricabile, una sorta di percorso a ostacoli.

Ecco, il punto è che questo referendum è truccato: andremo a votare, chi lo farà, del tutto sensatamente, certo; per dare una testimonianza, innanzitutto.
Ma nessuna conta, alla fine, sarà realmente possibile: una delle due parti in campo, infatti, ha preferito giocare d'astuzia, e, anzichè confrontarsi sul terreno di gioco, ha deciso di portarsi via il pallone.
In campo, domenica 12 e 13 giugno, ci sarà solo una squadra: quella dei Si'.

Che singolare domenica: in città, impegnati a difendere la legittimità del proprio diritto di scegliere cosa fare del proprio corpo e della propria riproduzione, una metà del paese(speriamo almeno una metà). E l'altra metà del paese, la stessa domenica, al mare, al fiume, al lago o in qualsiasi altro luogo dove la propria coscienza possa meglio tacere, e la testa possa meglio essere messa sotto la sabbia, per obliterare del tutto il problema del voto con tutto ciò che comporta.

Un modo di dire no alquanto singolare, questo: un modo di votare, attraverso il menefreghismo, la distrazione, l'oblio, che si contamina fino a confondersi del tutto con quel no solito e nauseante di quelli che a votare non ci vanno mai, "tanto a che serve" - il 20-30% di persone che in qualsivoglia elezione risultano sempre tragicamente assenti, dolorosamente assenti come gli abitanti di una atlantide introvabile.

Come si può accettare, se si è onesti intellettualmente, di confondersi con chi usa un trucco del genere, per far prevalere le proprie posizioni?

E' innanzitutto per questo che io vado a votare e voto 4 sì.
Io non sono di quelli che si compiacciono, dei progressi della scienza. Le magnifiche sorti e progressive della tecnica mi suscitano ben poco emozioni, e, tuttavia, nessun rimpianto. Vedo estendersi sul regno del reale le grandi maglie di ciò che la filosofia ha chiamato il Gestell, il dominio dell'imposizione: un potere oscuro e indecifrabile si impossessa del reale per manipolarlo espropriandolo sempre di più al nostro controllo diretto. Per restare specifici: noi non sappiamo cosa ne sarà dell'uomo, quando quest'uomo sarà fabbricato, come sempre più spesso accadrà, mediante gameti artificiali, in uteri artificiali, con processi di concepimento, gravidanza e parto sempre più artificiali e disincarnati.
Noi non lo sappiamo e non abbiamo alcuna possibilità di prevederlo.
La scienza e la tecnica seguono un loro corso, che in realtà neanche gli scienziati stessi conoscono e sono in grado di controllare: la locomotiva va, sempre più veloce, e la direzione è completamente ignota.

Tuttavia, non saranno certo leggi, tantomeno la provincialistica legge 40, a poter imporre un limite, un freno, e nemmeno una direzione, a questa corsa sfrenata e imprevedibile, che la tecnica ha da tempo intrapreso.
Anzi: questi limiti improvvidi e assurdi, che la legge 40 ha tracciato qua e là generando più confusione che chiarezza, rischiano di ottenere un solo risultato: che la ricerca proseguirà ancora più incontrollata e più sfrenata, laddove essa resta possibile, in altri paesi del mondo. Chi oggi non può più fare ricerca qui, si sposterà altrove; chi oggi non può più partorire artificialmente qui, si sposterà altrove, portando soldi, idee e energie in paesi dove gli scienziati non devono rendere conto a nessuno, di ciò che fanno, e dove nessun potere di controllo ha effettività e possibilità di intervenire.

Votare 4 sì è dunque innanzitutto una scelta, come dire, igienica: un tentativo di ripulire il campo da illusioni e confusioni, che si sono prodotte nella speranza di intorbidare le acque cercando di far dimenticare, che in realtà già oggi nulla può fare, il legislatore italiano, per direzionare il corso della ricerca scientifica e dell'evoluzione delle terapie mediche.
Siamo completamente impotenti: è la tecnica che sceglie per noi, e quel che ci resta da scegliere - l'etica, la possibilità stessa del nostro soggiorno su questa terra - è un campo sempre più ristretto, uno spazio sempre più limitato.

Solo la nostra congenita e totalitaria presunzione ci può far credere che domenica siamo chiamati a decidere quando comincia la vita, o cosa è una persona, o quali devono essere i limiti della ricerca scientifica.

Domenica, in realtà, si vota solo per farla finita - con sincerità, votando sì -  con la ridicola illusione di poter decidere qualcosa, in cose del genere, in cose in cui è solo la tecnica, nella sua anonima corsa, a decidere per noi.

lettera di kaspar | 09/06/2005 20:01 | commenti
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