Lettere in rete by dasar
Lettere d'amore, di saluto, di commiato, di augurio, di scuse; a parenti, politici, sconosciuti, amici, fidanzati, amanti, fantasmi ... insomma lettere di tutti i tipi e per tutti i gusti scritte da tutti noi o lette sui libri che amiamo.
Scrivete perché vi piace l'idea o per condividere una esperienza o un'emozione, per riannodare vecchi legami o per spezzarli definitivamente, oppure per cercarne di nuovi.




lunedì, 28 agosto 2006

A mente chiusa

[ . E .]

Voglio essere pronta. Pronta per quando queste parole prenderanno forma su di un foglio bianco e tu le leggerai, dalla prima all'ultima. O forse ti fermerai prima, appallottolando la carta e gettandola in un cestino, nel primo posto lontano dai tuoi occhi. Ma spero arriverai in fondo perchè ogni parola, ogni lettera mi costa fatica. Inutile partire con la solita domanda "Cosa ci è successo?" perchè io lo so. Lo so benissimo. Non ci siamo solo allontanate io e te, che fino a due anni fa ci consideravamo migliore amiche. Tu hai continuato a dirlo fino a settembre scorso, ricoridi? Io già non ci credevo più. Sono bastati pochi mesi, per passare in secondo piano e all'inizio sono riuscita ad accettare, perchè facevi di tutto per farmi sentire la favorita, la preferita, l'amica unica e impossibile da sostituire. D'altronde, me la sono andata a cercare. Quando ti ho fatto conoscere lui, il mio migliore amico, avrei dovuto aspettarmelo. Ma ero cieca. Cieca e ingenua a quanto pare. Potevo credere anche solo per un istante che proprio quel ragazzo avrebbe preso il mio posto? Un ragazzo che tra l'altro non puoi avere. Un ragazzo che io adoro. Ma non è mai stato davanti a te quando eravamo amiche. Sono sempre riuscita a dividermi equamente fra voi due, cosa che tu non hai fatto. E mi hai spezzato il cuore. ricordi, la prima volta che ci siamo viste, a quel raduno? Ero agitata e così ho passato quasi tutto il pomeriggio mano nella mano con lui, sperando che mi infondesse un po' di coraggio per affrontare te. Quando sei tornata a casa mi hai mandato un messaggio, dicendomi "La prossima volta voglio che stai di più con me". Mi sono sentita bene in quel momento. Ho capito che eri venuta davvero solo per me, che volevi me, la tua migliore amica. Poi hai smesso di mandarmi quei messaggi. Sono arrivata seconda, semplicemente perchè il tuo amore per lui superava quello per me. E adesso? Adesso dici di odiarmi. Di considerarmi un pericolo. Hai paura che te lo porti via? Che lo allontani da te...ma com'è possibile dimmi? Io volevo semplicemente essere la tua persona importante. Magari non l'unica, ma importante. Non volevo portartelo via, non lo voglio nemmeno adesso. Lo ammetto, ho pianto quando ho letto quel tuo messaggio sul suo cellulare "Io la odio". Mi sono sentita morire, sebbene in questi mesi che non mi hai più parlato ho fatto finta di prendere bene la cosa, di fregarmene. Ho sempre cercato di fare il possibile per te...ho preferito averti accanto, avere la tua amicizia piuttosto di mandarti a quel paese quando mi hai detto che eri stata con il mio ragazzo. Mi hai detto "dovresti odiarmi ora" e io ti ho detto di stare zitta. Che non avrei rinunciato a te per questo. Io ho preferito te, sempre. Chi è che dovrebbe odiare chi? Non tu. Non te lo permetto. Fai quel che vuoi, ma non considerarmi un pericolo. Perchè io ti voglio ancora bene e te ne vorrò sempre credo. Ma non voglio tornare ad essere tua amica, la nostra amicizia non può avere un buon fine. Perchè? Non posso stare vicino ad una persona che mi vede come un pericolo nei confronti di un ragazzo con cui vorrebbe stare ma che non può avere. E da parte mia..bè. Tu non potresti darmi la tua fiducia. Anche io ho le mie colpe...ti tradirei. L'ho già fatto purtroppo, senza che nemmeno tu lo venissi a sapere. Ci sono cose che muoiono con noi sai? Io non sono degna della tua fiducia e tu non puoi avere il mio perdono. Non hai mai creduto nel mio affetto per te e io ce l'ho ancora qui tutto, che fuoriesce da ogni poro e mi fa stare male ogni volta che ci penso. Mi dispiace che sia finita. Non era un rapporto normale il nostro, vero? Era di più. Eri la prima "migliore amica" in cui credevo davvero. E ci ho rimesso la pelle.

 

lettera di Eyown | 28/08/2006 20:40 | commenti (1)
amici, sentimenti, rimpianto

giovedì, 01 giugno 2006

Ciao.
Buffo risentirmi dopo questa mia ultima uscita, uh?
E' che sto cercando di togliere la "polvere da sotto i tappeti", almeno per quanto si puo', e dove non si puo', continuo a immaginarmi come si potrebbe fare.

Non credo che con te si possa.

E' una certezza che ho nell'anima, e che ha radici nella semplice logica, e nel mio studio della psicologia. Non importa quante volte potro' spiegarti, e in quanti modi, la stessa cosa. Tu, non ci arriverai, non mi ascolterai sul serio, non saprai vedere la cosa da un lato che non sia morbosamente arrabbiato.

Non importa.

O meglio, importa in realta', perche' l'unico rammarico che mi son concessa e' stato proprio il non essere riuscita a spiegarmi con te. Anche quando ce n'era la possibilita', la predisposizione un po' fredda e di sfida, ma comunque da "devi tirarlo fuori tu", come se davvero avessi avuto chissa' che da nascondere, mi ha fatto sinceramente passare la voglia.

E' che non e' niente di complicato, in realta', niente di veramente strano, ne' niente di simile a quanto da te congetturato.
Anche riuscendo ad avere la "chance", a che pro?

Ci ho provato, sai?
Ci ho provato a "restare amica", in ogni situazione che mi e' capitata in passato. Non e' mai andata un granche' bene...
Uno mi ha rincorsa per mesi senza riuscire veramente ad arrendersi, e poi ha semplicemente smesso, non uno stralcio del rapporto che c'era prima, anche solo mentalmente.
Un altro, ha deciso bene di sparire appena possibile perche' evidentemente per lui non era cosa.
Un altro ancora, ha distrutto la mia fiducia rifiutandosi, soprattutto nell'ultimo periodo, di prendere in mano il coraggio, dire le cose come stavano, e mollarmi. Non ero tanto arrabbiata o triste perche' mi aveva mollata, in realta', ma perche' non era stato onesto prima, prendendo la decisione sin da subito, e da sempre mi era puzzato il fatto che volesse tenere la nostra relazione "segreta", insomma, non mi sembrava proprio una persona a cui continuare a dire i fatti miei, perche' non sapevo piu' che pensare.
Un ennesimo altro, ha provato il grande salto e si e' tirato indietro completamente da solo. Nel suo tirarsi indietro perche' la nostra era un'amicizia, tuttavia, ha tirato indietro anche la nostra amicizia. E non certo perche' a me non andasse di continuarla.

Per una ragione o per l'altra, i simpatici cadaveri relazionali non sono mai neanche tornati a galla, sono rimasti sul fondo.S'e' salvata in corner l'amicizia fra me e Fede, perche' in fondo non gli ho risparmiato una parola, e quella con Luca, perche' in fondo il mio grande sbandatone dei tempi immediatamente precedenti a Riccardo, era piu' che altro un grosso, grosso ammasso di fumo che offuscava, con violenza, tutto quanto. Niente di reale, di lui vedevo solo il pezzetto che piu' mi garbava, ma ora finalmente vedo tutto, e finalmente parte di quel tutto a volte mi e' anche insopportabile.
Vorrei tanto poter fare altrettanto con tutti i miei simpatici fraintendimenti e cadaveri relazionali.

Ma con te, non credo si possa. Ho la seria convinzione che se anche ti spedissi una lettera piena di sincerita', tu chissa' che penseresti, e a quali miseri estratti rovesciabili daresti in realta' importanza.
Le cose e' meglio chiuderle che tentare sempre, inutilmente di ripararle, anche quando arriva a diventare palese che non c'e' collante per un tale volo, il vaso e' frantumatissimo, ormai la realta' stessa e' distorta, si arriva al "ma che cazzo dici", ci si ritrova ad attaccarsi e difendersi, e non spiegarsi e comprendersi.

Alcuni amici particolarmente taglienti suppongono che io voglia in realta' uscire da ogni situazione compresa e coccolata come la retta, buona samaritana della situazione.
Forse e' vero, perche' se e' vero che mi e' facile rendermi detestabile, quando una persona per me importante arriva a detestarmi, non solo lo avverto subito, ma in realta' l'idea non mi piace per niente.
Io non credo che tu abbia, in realta', tutti sti gran motivi per etichettarmi come stronza o chissa' che.

Non ho fatto niente di grave, niente di male. Ho solo deciso, alla luce di determinati fatti, di non fare niente di grave o di male, codardamente, nonostante prendere il provvedimento giusto mi fosse molto difficile.
Il fatto stesso che questo tu non lo capirai mai, effettivamente mi indispettisce.

Ma questo, veramente, non importa.

lettera di delsys | 01/06/2006 13:56 | commenti
amici, sentimenti, emozioni, scuse, rimpianto

mercoledì, 19 gennaio 2005

Cantico del candidato onesto

 Sto per andare ad un colloquio, ma se devo dirla tutta non ne ho proprio voglia, e anche se so che scrivendo questo scritto probabilmente faro' tardi, non mi interessa piu'. Quanto sento lontana quella gioia per l'offerta, quella curiosita', quella fede nelle mie capacita'. Son passati due anni da quando ho smesso di studiare, sicura di saper fare un lavoro, ma senz'altro che un'esperienza che potesse dimostrarlo.

I primi colloqui sono stati uno sfacelo. Ansia, nervi, balbetti, niente da chiedere di piu' di quello che i selezionatori dicevano. Poi, quella che chiamano esperienza ed io chiamo noia mi ha insegnato a prenderla con filosofia. Vado al colloquio, ma non c'e' bisogno piu' di tanto di mettersi in ghingheri, basta essere in ordine. Sorrido, dico due o tre parole oneste, e via. Niente.

Ora lo so, lo so che sto sul cazzo alla gente come prima grande impressione, e' un dato di fatto, e mi ostacolera' a vita. Il fatto stesso che non ho alcuna intenzione di "programmare" il mio atteggiamento (oh cazzo, sto accavallando le gambe! E' segno di chiusura!) per "vendermi" meglio al selettore del personale. Questa grande figura esperta i cui trucchi alla fine possono imparare anche i candidati, basta farsi un giro su internet o leggersi un libro per sembrare delle perfette, adeguate, sicure di se', cordiali, colloquiali macchine stakanoviste. L'idea mi fa quasi paura. Dal mese in piu' sul curriculum, alle esperienze fantasma esagerate, al tacco non troppo vertiginoso, mani che gesticolano ma non troppo, che non toccano mai naso, capelli, l'altra mano stessa. I piedi che non battono, il sorriso smagliante ed imperturbabile. Ho paura del carisma della gente, molto spesso e' cosi' falso... E' come prendere in giro.

Non che non sia stata presa in giro piu' volte, come candidato, da dei selettori. Perche' in prima istanza non hanno le palle (o il tempo... ma mi sembra sia il loro lavoro anche quello) di dire le cose come stanno se poi non ti prendono. Ti promettono il cielo e poi se il cliente non ti vuole ti dicono di aspettare una settimana finche' non ti rompi le balle e li mandi al diavolo, che tu ce li mandi davvero o soltanto mentalmente. Ti danno una scadenza entro la quale "se non ci sentiamo non sei preso", e intanto ti ci fanno sperare. Ti trattano come risorsa umana, non e' una parola terribile in realta'? A doppio taglio: sei importante in quanto risorsa. Ma sei una risorsa non un essere. Umana, ovviamente. Da sfruttare e far fruttare al meglio delle proprie esigenze. Mi sembra anche giusto.

Il mio lavoro e' morto ai tempi d'oro del boom informatico, io sono un help desk NON telefonico, uno di quei tecnici che aiuta l'utente di un negozio, o il tipo alla scrivania di un ufficio, a risolvere gli ovvi piccoli problemi in cui puo' incappare, che sia esperto o meno. Quello da cui porti il pc, o che chiami per sistemarlo. Assemblavo anche, si, era molto bello, gratificante. E' una figura che senz'altro serve ancora, ma e' stata come dire "assorbita" da varie altre mansioni.

L'help desk in ufficio lo fa il sysadmin, tanto lo sa fare, che gli costa aiutare un utente o due? In realta' non calcolano che molto spesso i sysadmin e in generale i sistemisti di un'azienda si scocciano a star dietro a gente che non capisce un cazzo, perche' in prima istanza non e' il loro lavoro, e in secondo luogo non hanno neanche tempo per stargli dietro piu' di tanto. In questo modo l'efficienza del tutto si riduce e si rende piu' "macchinosa", meno umana. Quanto e' bello quando invece all'utente magari stai dietro mezza giornata, ma il problema glielo risolvi, gli spieghi come evitarlo eventualmente, gli fai vedere cosa fai, magari durante procedure particolarmente lente ci chiaccheri se non ha del lavoro da sbrigare, e  riconoscente alla fine ti offre il caffe' e ti parla quando ti incontra fuori dall'ufficio, dice ai colleghi "Ma che gentile la Diana, che brava!"... per me una cosa simile non ha prezzo.

L'help desk in negozio invece lo fa il commesso, o lo portano a qualche societa' di consulenza che assume qualche poveretto per qualche mese, e poi lo cambia ogni volta, per chissa' quale effettivo guadagno economico, oppure se ne va per i fatti suoi perche' si sente, giustamente, "precario". E per lavorare li', guai. Unix, programmazione, bella presenza... Perche' anche li', devi fare un po' tutto, non c'e' piu' il lavoro "nello specifico", ti arrivano "clienti" (che poi sono i clienti di interi negozi quindi contatto diretto zero, se non con gente volutamente dispotica ed indisponente, sfiduciata, che vuole un lavoro fatto bene e in fretta "no matter what") di ogni tipo, e meno si e' a curarsi delle cose piu' qualcuno ci risparmia. E porca vacca.

Fra un po' creeranno il sistemista panificatore. Cosi' oltre a sistemare il pc della cassa fa anche il pane. Che figata.

Sono davvero amareggiata.

Non che non ci sia lavoro, ma i disperati per strada sono cosi' tanti che alla fine se lo prende sempre qualcun'altro, piu' furbo, piu' bravo o semplicemente piu' simpatico di me, tanto che stavo pensando seriamente alla pasticceria come possibile carriera a questo punto. E cio' che resta sono offerte cosi' umanamente improponibili che non se le piglia nessuno, proprio nessuno. Tanto improponibili che neanche fiori di gente che per lavoro sa venderti e propinarti bene le cose riesce a fartelo sembrare anche lontanamente possibile. Due lire per andare in capo al mondo (mezzi non retribuiti) a fare un lavoro di merda con orari improponibili, durante i weekend, durante le feste, durante praticamente tutto l'arco della propria vita (con evidenti problemi ad organizzare il sonno e la vita sociale di conseguenza), e per giunta in continuo "traballare" di tot mesi in tot mesi, non sapendo niente della fine che si fara', chesso', il giorno dopo.

Andate al diavolo stronzi.

Non ho idea di cosa mi proporranno, ma ho come l'impressione che tornero' a casa con le palle ancora piu' girate.

E pensare che le palle io un tempo non le avevo, ne' fisicamente (quelle non le ho tutt'ora grazie al cielo), ne' metaforicamente...

lettera di delsys | 19/01/2005 10:44 | commenti (2)
altro, politici, rimpianto

venerdì, 10 dicembre 2004

ciaui...
 
sono qui, davanti al pc, senza musica... i rumori della strada attutiti dai doppi vetri e la luce già fioca di questo grigio mattino di dicembre schermata dalle tende...
 
fa freddo...
 
fa freddo fuori, fa freddo dentro...
 
riascolto mentalmente le tue parole una ad una, quelle che mi hanno allontanato, e mi viene sempre da dirti qualcosa...
 
cose che per me sono molto chiare, ma che mi viene il dubbio nn lo siano x te... siamo così diversi, in fondo...
 
innanzitutto... io sono qui... e anke se nn sono una "ragazza allegra" so di poterti tirare un po' su... ricordo che me l'hai detto una volta, che ti faccio sorridere...
 
e un'altra volta mi hai detto anke di continuare a renderti felice finkè avrei potuto... lo farei... un tuo sorriso nn hai idea di come mi riscaldi il cuore... è puro e semplice egoismo, il mio...
 
quanto ce l'ho cn me stessa... perchè nn rispetto la tua esigenza di stare da solo... dopo esserti stata vicino questa settimana ho ancora più voglia di esserci x te... uccidimi... sono pazza...
 
la tua paura di farmi male... quanta tenerezza e quanta rabbia mi fa... perchè credo che la tua dolcezza si sposi a meraviglia col mio bisogno di darti affetto..
 
e poi... per me.. un "non sono sicuro" è abbastanza x starti ancora vicino...
 
ora scappo all'uni, sono in tremendo ritardo...
a presto...

lettera di valeria984 | 10/12/2004 14:47 | commenti (2)
amanti, rimpianto

mercoledì, 01 dicembre 2004

ricordi di sciopero in provincia

Uscire la mattina per andare a scuola con lo zaino leggero perchè tanto sai che i proff non ci saranno...
e allora la granita con gli amici nel bar di sempre, risate e passeggiata al corso
poi alla villa che per un giorno si svuota dei vecchietti e si riempie di signorine con zainetto ma anche di mamme, papà e passeggini
Poi via...autobus e ritorno al paese due risate in piazza e di corsa a casa perchè papà e mamma non ci sono, è il giorno giusto.
Il garage si apre ed escono il fumo e il ronzio meccanico della vecchia Vespa di papà. Lui non lo saprà mai...
Qualche lira di miscela e di corsa per le strade deserte del paese e per le vie di campagna...
Rischi l'osso del collo due o tre volte e quasi all'una torni a casa contento.
Domani torna tutto come prima.







lettera di salvotom | 01/12/2004 12:41 | commenti
rimpianto

lunedì, 08 novembre 2004

eilà, anche oggi si fa tardi ma sticazzi e me ne sto a casina mentre sorseggio un cappuccino appena fatto. il caffé di prima mattina è una sostanza scura con dei poteri assimilabili ai miracoli di eudosso e compagnia.
ieri mi sono ritrovato per san giovanni, stavo andando per le vie di garbatella ma un buffo tizio in macchina mi ha trasportato lì. aveva i capelli di dubbio colore. già. parlammo di mare, di professori mai seguiti e di struttura del linguaggio. parlammo di competizione, anche straordinariamente scontata, e delle nuove infatuazioni di ferrara. che ultimamente fa un po' schifo.
già.
ricevo un'altra lettera da moore che stampo e leggerò nei prossimi minuti, mentre abbandono casa e come meta avrò quei noti banchi. dove la gente siede, legge city e scrive al cellulare; di fronte a un prof bizzarro che parla a vanvera di qualche esame. però ho sonno. ancora. e sono persino invaso da qualche oncia di spavento, paura, ansia, tensione. chissà. forse sono le foglie che cammino calpestando. o forse è il non ricordarmi alcune piccole cose.
"la perfezione è un utopia come l'anarchia, ed è per questo che va ricercata". (lo so, era comunicazione, ma poco importa)

dimmi qualcosa, rendimi tranquillo, allontana questo senso del tempo che non smette di vibrarmi attorno. che come l'alito di un biografo mai assonnato osserva le mie piccole azioni nel quotidiano. ho finito il mio latte caldo macchiato di caffé; avrei voglia di the. da sorseggiare con qualche biscotto secco al caffé doria. o a passeggiata di ripetta. magari oggi lo prendo, passando di lì. o magari nn ci passerò, dato che son stanco.

osservo delle fototessere. senza sapere il perché. adoro questi piccoli rettangoli sporchi. lasciano uno strano gusto di lamponi e fuliggine e neve.

se solo sapessi che corsi avrei io di questi tempi. ascolto 'al chiaro di luna', la sonata che il caro ludwig aveva
chiamato 'sotto una tegola', e il cui primo movimento è una marcia funebre per un amico che gli è morto. la stessa sonata che gus ha usato per il suo ultimo film. quello dei ragazzi bellissimi e tremendi, dove una felpa rossa con una croce bianca accompagna la cinepresa in un luogo medievale e dove anche i fotografi non scampano a coloro che dormono su di un letto nel sott'interrato. e giocano. e citano charles. e vincono. e perdono. "ambarapà-ciccì-coccò-tre-civette-sul comò-che facevano-l'amore-con la figlia-del dottore-il dottore-si ammalò-ambarapà-cicì-coccò."
è l'indifferenza che ucciderà l'uomo e l'occidente.
o forse siamo già morti.
noi, bulimici dal ventre piatto.









lettera di psikonum | 08/11/2004 09:40 | commenti (2)
altro, amici, saluto, sentimenti, amanti, augurio, rimpianto

martedì, 02 novembre 2004

-a volte

a volte capita che poi uno ci indovina, e trova anche la mail in un trionfo di simboli rosa. a volte. ma non sempre, vero. ascolto, ascolto una volta e ancora bigmouth strike again. me la trascino in questo magma denso e scuro e zuccheroso che è diventata la mia giornata normale. anche i confetti rosa possono tingersi di nero e diventare caramello, se riscaldati troppo. e qui a roma fa caldo. un casino di caldo. anche se me ne vado un po' in giro con un cappotto nero, e anfibi spessi. a volte. poi giro l'angolo e sto in maglietta e diesel basse. non ho mai legato i vestiti alla temperatura -certo, dimenticando i maglioni di lana-.
mio caro zombettino, a cui nn so dare un nome ma che leggo più che spesso, ho pensato di scriverti e una di quelle volte è oggi e quindi sono qui. yogurt finito, forse dovrei bere. chissà.
se torno a bologna, passo di nuovo, magari presto o dopo un anno intero.. nn so quando sarò di nuovo lì, non so se mi fermerò a dormire o sarò solo di passaggio.
chissà, mi piacerebbe vederti. magari anche per gioco, prendere un the e parlare di colori, mordere una crostata e ascoltare il tempo che passa furtivo attorno alle mura al vapore all'arno che va.

ma poi cambio idea, perché nn voglio distruggere quelle frasi che leggo di te e scoprirti davvero. ma mi piace giocare al se fosse. da sempre. da quando ho smesso di dire bello e brutto. da quando ho iniziato a parlare di strano.

un saluto, funereo e pallido essere. a te, te che leggi le mail senza neanche stamparle. un saluto.

psiko.










lettera di psikonum | 02/11/2004 22:42 | commenti (2)
amici, saluto, augurio, rimpianto

mercoledì, 29 settembre 2004

Mi sento come rinchiusa in una gabbia...
Vorrei evadere da tutta questa paranoia...

Non vedo l'ora che il divorzio sia definitivo...
Tolto il dente, tolto il dolore...
Poi ciascuno per la sua via...

Solo un'avvertimento per il futuro:
Non fare figli se sai di esserti sposata con una persona che non sopporti!
Potresti far crescere tuo figlio in una situazione paradossale!
Potrebbe crescere con dei complessi!
Potresti creare un mostro!
Potresti creare Me!









lettera di ButterflyKiss | 29/09/2004 13:18 | commenti
rimpianto

domenica, 05 settembre 2004

Pagine private di un diario privato

Dopo non sei più uguale. Dopo, quando molli la tua depressione lì, sulle scale di un palazzo qualunque e trovi la forza di correre lontano e veloce, di scappare via da tutto quanto, non sei più lo stesso di prima. Si diventa estremamente razionali, dopo, si valutano i pro e i contro, si diventa calcolatori del pericolo. Non credo di essere capace di spiegare chiaramente... No, non parlo di paure, anzi, forse la paura è proprio ciò che non esiste più, perchè sai che a tutto si sopravvive, io parlo della differenza che trovi guardandoti negli occhi; hai gli occhi morbidi e duri insieme e vedi le cose in modo diverso. Riesci a goderti tutto in modo migliore e profondo, assaporando tutto con molta più intensità, pensi e riconosci la gioia di un singolo momento e nel contempo hai già coscienza che quel momento finirà nell'esatto istante dopo averlo vissuto. Dopo ti stanchi molto di più, ma vivi tutto, non rimandi più nulla e seppure i momenti di fermo ti fanno star bene con te stesso, cerchi sempre di fare in modo che quel momento lasci il segno. Molte delle persone che conosco, dicono che è bello stare con me, che sono piacevole e divertente, altre si lamentano che non gli dedico molto tempo, che vorrebbero vedermi più spesso; io sto bene e sorrido ed in effetti mi riesce bene fare di ogni attimo un bell'attimo; dopo diventa così, dopo ti viene la voglia di star bene e di fare il possibile per far star bene gli altri e non perdi un momento per far in modo di farlo.

Io però in tutto questo ho un dolore, piccolo piccolo, ma è un grande dolore.

Quando avevo 15 anni, pensavo che a 20 anni, avrei avuto un bambino, così a 35 avrei avuto un figlio di 15 anni con cui vivere insieme le cose belle della vita, ho sempre avuto la certezza di essere capace di vivere le cose della vita in modo speciale, non so come dire, ma sono sempre stata cosciente della mia sensibilità e questo mi ha sempre inorgoglita. Poi gli anni sono passati e il desiderio è slittato sempre più in avanti negli anni. Oggi ho 31 anni, che in volto non mi si vedono affatto, ma io provo un grande vuoto per questa cosa. Non ci penso, vado avanti, ma c'è una specie di voce dentro che mi parla di questa cosa.

Ora sto bene, cerco di arricchire ogni giorno ciò che sono dando quello che sono e che ho a chi mi vive intorno; guardo, imparo dai libri e dalla gente, sono pacifica; ho imparato la pazienza, il perdono, la riconoscenza, l'amore per il prossimo e quello per me stessa; ho i miei limiti ed i miei difetti, ma faccio in modo di non fare sempre gli stessi errori, insomma adesso somiglio molto a ciò che ho sempre voluto diventare, ossia una in equilibrio sulle macerie della mia esistenza....

Ma c'è questo dolore piccolo piccolo a cui non ho soluzione. Quando mi chiedo perchè, perchè non è stato possibile, mi si stringono lo stomaco ed il cuore.

Chi l'avrebbe detto no? alcuni di quelli che mi conoscono, farebbero una faccia strana nel sapere di questo pensiero.... e già, tanta della mia tristezza, angoscia, dolorosa depressione è stata causata da questo. Ed oggi, in uno strampalato sabato pomeriggio viene fuori così, in tutto il suo candore....

lettera di peterpanecampanellino | 05/09/2004 00:40 | commenti (2)
sentimenti, rimpianto

lunedì, 30 agosto 2004

Ciao me.

E' tanto che non ci parliamo, vero? E allora prendo carta e penna per dirti(mi) che ci sono ancora. Che quella dannata vocetta che continui a sentire non è l'anticamera della pazzia. Vuole solo dire che non ti(mi) sei persa, ok? Take your time, ma io ci sono. Secondo lato della vocetta: senti ancora quello? Nemo problema. Ignoralo. Ricordate(me)lo sempre, io ci sono. Vediamo di recuperare quello che ci(mi) siamo(sono) perse(persa).

lettera di Azzurra76 | 30/08/2004 02:31 | commenti (2)
rimpianto

domenica, 15 agosto 2004

eccomi qui. pronto e nudo come un pianoforte. spettinato e vestito. eccomi qui.
ascolto musica invernale, che starebbe bene anche su di una barca a vela. sotto l'acqua fresca dove immergere le mani, e le braccia e i piedi. in polinesia.
sinceramente non credevo avresti scritto un messaggio. ti ho fatto, dipinto meno forte di quanto non riesci a restare. quale sarà il meglio del mio provare ad essere? mi osservo e trovo troppi errori nelle strade dell'impero. roma è crollata, le invasioni barbariche sono iniziate nel 2001. rovine, come il segno che mi è rimasto sul braccio. un po' livido un po' altro, ecchimosi involontariamente apparsa per una decisione presa.
oggi è ferragosto, è ferragosto io sono felice. la tonalità perfetta l'ho raggiunta, e non la lascio andare via, evaporare con quelle lacrime che non ho mai versato.
stamattina mi sono svegliato. con la pasta, appena tornato, cucinata all'una e mezza. avevo fame. stamattina mi sono svegliato, ho sentito tutti gli anni addosso. sono venti, leggeri, più quell'uno ribelle che si moltiplicherà presto. ho voglia di un gelato. ora.
oggi un pic-nic a vill'ada, tra poco. questione di ragazze. han deciso, io mi accodo con qualche filo di barbetta in più.
martedì parto, parto di nuovo. mare, che ne ho bisogno ancora. martedì mattina treno, eurostar diretto a sud, per dormirci tre ore sopra. con i tedeschi e un po' di inglesi.
volevo passare a londra, volevo passare a vienna, volevo passare a barcellona.
invece ancora italia.
e tu? e noi?
 
meglio non dire.

lettera di psikonum | 15/08/2004 12:48 | commenti
amici, saluto, sentimenti, amanti, rimpianto

domenica, 04 luglio 2004

Non sono riuscita a dirtelo,
ma ti ho amato.

lettera di Juliette82 | 04/07/2004 23:07 | commenti (1)
rimpianto